Fondazione Edoardo Tiboni per la cultura |

Ricordo di Renato Minore

Ricordo ancora la cura, l’attenzione, la meticolosità con cui Dino Tiboni pensò a quel dibattito con Ignazio Silone, per’”L’Avventura di un povero cristiano”.

Era il 1969, appariva di grande attualità quel discorso assai polemico dello scrittore che restituiva  all’eremita-papa l'onore descrivendolo come una grande individualità capace, con il suo clamoroso gesto, di denunciare la storture della Chiesa. Ricordo ancora la cura, l’attenzione, la meticolosità con cui pensò a quell’inserto della rivista “Oggi e domani” dedicato per Flaiano a un anno dalla morte, chiamando a raccolta gli amici letterati, cinematografici e teatranti, da Pampaloni a Fellini. E aprendo la via per l’idea di un Flaiano “multimediale” (letteratura, cinema, teatro, televisione) che poi fu l’idea felice su cui salpò la navicella del “Flaiano”, con gli anni una vera corazzata carica di gloria e di glorie.

Ricordo ancora come quattro anni fa voleva dare il premio di letteratura (che aveva coronato Nobel prima che lo ricevessero, o Nobel che ricevevano il “Flaiano” dopo essere passati per Stoccolma) a Bob Dylan: si proprio a lui, Dino aveva letto i suoi versi nell’antologia di Feltrinelli e gli era sembrato “un vero poeta” e poi il “Flaiano”, premiandolo, avrebbe avuto una bella scossa anche d’immagine. Poi l’idea che era piaciuta a Dylan (pare che si fosse informato sullo scrittore nel cui nome sarebbe stato premiato), s’arenò all’ultimo momento per un problema di salute; e, due anni dopo, la grande scossa venne da Stoccolma.

Ho citato tre diverse occasioni disperse negli anni della straordinaria attività di Tiboni, del percorso fuori dell’ordinario da lui compiuto come promotore e “inventore” d’istituzioni e avventure culturali nel panorama abruzzese, convegni, libri, riviste, premi, mostre, musei. In quasi settantanni, fin dai primi tempi in cui da cronista, raccontava l’Abruzzo della prima ricostruzione, era fortemente impegnato in un’idea della cultura anche come forte impegno civile. Come spazio da coltivare con tenacia e continuità, variando e mescolando i vari strumenti, da quelli più propriamente giornalistici ad altri specifici, da uomo pragmatico che sapeva concedersi il tempo più lungo dei progetti. In un dialogo con Marco Firmiani, un bel libro che restituisce la sua fisionomia intellettuale e umana, Tiboni raccontava la continua e laboriosa “ossessione” che aveva dato l’imprinting a tutte le imprese in cui era stato coinvolto, da direttore del giornale-radio regionale all’organizzazione del centro studi dannunziani, all’istituzione del “Flaiano” e a quella del Mediamuseun. Un racconto vivo, pungente, anche polemico, filtrato attraverso la sua “ossessione” a progettare e fare che conosceva bene la possibilità di aprire sempre una doppia porta, con le giuste chiavi: quella dell’ideazione più entusiasmante e l’altra più concreta della realizzazione attraverso tappe e soste necessariamente più realistiche e difficoltà d’ogni tipo che coinvolgevano l’habitat abruzzese, una sua storia culturale per figure, episodi, ricordi.

Se si pensa al filo rosso che, in un così lungo periodo e in contesti sociali e politici così variati. Ha legato l’esperienza di Tiboni, tre linee ricorrenti possono soprapporsi o procedere parallelamente. La linea abruzzese.  Tutta l’attività di promotore culturale di Tiboni è stata all’insegna di un accumulo di sapere e di saperi riguardanti la storia, la civiltà, l’identità, l’immagine della regione. Penso soprattutto ai tanti convegni e alle riviste. in primo luogo “Oggi e domani” il cui indice tematico, a sfogliarlo oggi che la rivista non esce più, è davvero significativo per l’immensa quantità di studi e ricerche sull’Abruzzo in essa riversata. La linea multimediale. La multimedialità che ha fatto realizzare la suq creatura prediletta, il Mediamuseum. E quella dei “Premi Flaiano” che, fin dall’inizio, hanno posto la letteratura come in un crocevia di altri medium, il cinema, il teatro, la letteratura. Basta pensare ai dibattiti che hanno accompagnato l’ufficialità e la ritualità della consegna dei premi: “Dopo McLuhan”, “Teatro e Televisione”, “Il romanzo alla fine del secolo”, questi alcuni temi tra i molti della stessa famiglia.  La linea del non- effimero, contro la cultura usa e getta. D’Annunzio, Flaiano, Croce: tutti i convegni e i dibattiti hanno prodotto saggi, ricerche, seminari, libri. Il discorso critico si è confrontato, si è arricchito attraverso la continuità e la persistenza. Se si sfogliano, ad esempio, i molti libri su Flaiano, ci si accorge come la figura dello scrittore pescarese è ora maggiormente illuminata  e compresa.
Voglio, infine, ricordare l’uomo e il caro amico di una vita,  la tenacia, la forte determinazione a seguire le sue idee, ma anche la grande capacità di dialogo e di comprensione d’ogni diversità, esempio di “fatiche” e testardo dispensatore di sogni a immagine della migliore “gente d’Abruzzo”.  

RENATO MINORE